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Capire il balsamico·9 min di lettura

DOP o IGP: come capire in dieci secondi quale balsamico hai in mano

La bottiglia, il numero di lotto, la lista degli ingredienti: tre cose da guardare prima di comprare, e perché la differenza di prezzo non è un ricarico.

Il balsamico prelevato dalla botte, nell'ampolla di vetro

In sintesi

Si distinguono in tre passaggi: l'Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP si vende solo nella bottiglia da 100 ml con la base quadrata, ha un unico ingrediente, mosto d'uva cotto, e porta in etichetta la parola «Tradizionale» con il numero di lotto del Consorzio. L'Aceto Balsamico di Modena IGP contiene anche aceto di vino, si vende in formati diversi e si affina molto meno, almeno sessanta giorni contro i dodici anni del Tradizionale.

In acetaia ce lo chiedono quasi a ogni visita: «Ma quello che compro al supermercato è la stessa cosa?». No. Portano quasi lo stesso nome, vengono tutti e due da Modena, ma sono due prodotti diversi, con due disciplinari diversi. Ecco come distinguerli al primo sguardo.

Due nomi quasi uguali, due prodotti diversi

Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP è quello che facciamo noi: solo mosto d'uva cotto, invecchiato per almeno dodici anni in una batteria di botti di legni diversi. Nient'altro.

Aceto Balsamico di Modena IGP è il condimento più diffuso: mosto d'uva cotto o concentrato miscelato con aceto di vino, affinato per un periodo molto più breve: il minimo è di sessanta giorni. Può essere un buon prodotto per l'uso quotidiano, ma è un'altra cosa.

Come nascono, in due righe

La differenza non sta in un dettaglio di etichetta: sta in quello che succede prima. Il Tradizionale parte dal mosto delle uve, cotto a fuoco diretto in vaso aperto fino a ridursi, e da lì entra in una batteria di botti di legni diversi: rovere, castagno, ciliegio, frassino, gelso, ginepro. Ogni anno una parte evapora e si travasa dalla botte grande a quella più piccola. Dopo dodici anni, nella più piccola, c'è il balsamico.

L'IGP nasce in un altro modo: mosto cotto o concentrato miscelato con aceto di vino, spesso con una piccola percentuale di aceto invecchiato e, se l'etichetta lo dichiara, caramello per il colore. Il risultato si può fare in due mesi. Non è un imbroglio, è un prodotto industriale pensato per costare poco e finire su un'insalata; il problema nasce quando viene venduto facendolo somigliare all'altro.

1. Guarda la bottiglia

Il Tradizionale di Modena DOP si riconosce dalla bottiglia: se ne usa una sola, quella da 100 ml, panciuta, con la base quadrata, uguale per tutte le acetaie. Non esistono bottiglie da mezzo litro o spray di Tradizionale. Se il formato è diverso, non è un Tradizionale DOP.

2. Leggi gli ingredienti

Sul Tradizionale DOP trovi un solo ingrediente: mosto d'uva cotto. Se in etichetta compaiono aceto di vino, mosto concentrato, caramello o addensanti, hai in mano un condimento o un IGP.

3. Cerca la parola «Tradizionale» e il lotto

La dicitura completa è «Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP». Ogni lotto viene assaggiato da una commissione di maestri assaggiatori del Consorzio prima di poter essere imbottigliato, e la bottiglia porta il suo numero. «Extravecchio» indica un invecchiamento di almeno venticinque anni.

Perché costa così tanto

L'aceto balsamico tradizionale costa così tanto per il tempo che ci vuole, non per un ricarico. Il mosto cotto entra nella botte più grande e, travaso dopo travaso, scende verso la più piccola perdendo acqua ogni estate. Dopo dodici anni, da cento litri di mosto restano pochi litri di balsamico. Ogni bottiglia che preleviamo oggi è stata messa in botte da chi c'era prima di noi.

Per questo si usa a gocce: una bottiglia da 100 ml dà dalle 60 alle 100 porzioni e dura mesi, a volte più di un anno.

Chi controlla che sia vero

Sul Tradizionale non ci si deve fidare sulla parola. Ogni lotto passa per il Consorzio: una commissione di maestri assaggiatori prova il campione alla cieca e dà un punteggio su densità, profumo, acidità e persistenza. Se il punteggio non arriva alla soglia, quel balsamico non può essere imbottigliato come Tradizionale e torna in batteria, oppure prende un'altra strada.

Solo dopo l'esame il prodotto viene imbottigliato nella bottiglia ufficiale, sigillato e numerato. È il motivo per cui in tutta Italia le bottiglie di Tradizionale sono uguali: cambiano l'acetaia e l'etichetta, non il vetro. Per l'IGP i controlli esistono ma riguardano soprattutto la composizione e la tracciabilità, non un assaggio lotto per lotto.

Le etichette che sembrano quello che non sono

La confusione, in negozio, nasce quasi sempre da tre parole. «Condimento»: è un prodotto libero, senza disciplinare, che può contenere di tutto; alcuni sono ottimi, ma non sono né DOP né IGP. «Invecchiato» o «riserva» senza altro: su un IGP non indicano un numero di anni garantito da nessuno. «Modena» scritto grande: dice dove è stato prodotto, non che cosa c'è dentro.

Il controllo più rapido resta quello degli ingredienti. Un solo ingrediente, mosto d'uva cotto, e la parola «Tradizionale» per esteso: è l'unico caso in cui hai in mano un DOP. Tutto il resto, per quanto buono, è un'altra categoria.

Quanto invecchia davvero: 12 e 25 anni

Il Tradizionale DOP esiste in due versioni. L'Affinato ha almeno dodici anni e si riconosce dal sigillo color crema; l'Extravecchio ne ha almeno venticinque e porta il sigillo oro. Non è una questione di etichetta: sono due prodotti diversi al gusto, il primo più vivo e acido, il secondo più denso, dolce e lungo in bocca.

Nell'IGP invece l'invecchiamento non è obbligatorio oltre i sessanta giorni. Alcuni produttori affinano in legno e lo scrivono in etichetta, e sono prodotti onesti; ma fra sessanta giorni e dodici anni la differenza si sente tutta.

Quando usare l'uno e quando l'altro

Il Tradizionale DOP va sempre a crudo e a fine cottura: sul parmigiano, sulla carne appena tolta dalla griglia, su una fetta di pera, sul gelato alla crema. Scaldarlo è uno spreco: il calore porta via i profumi che sono costati dodici anni.

L'IGP e i condimenti sono fatti per il resto: insalate, marinature, riduzioni, cipolle caramellate. In cucina tutti i giorni, insomma. Le due bottiglie non si sostituiscono a vicenda, stanno in dispensa tutte e due.

Come si legge il prezzo

In negozio l'IGP costa da pochi euro a una ventina; il Tradizionale DOP parte dai 40–50 € per la bottiglia da 100 ml dell'Affinato e sale con gli anni. Se trovi un «tradizionale» da pochi euro, non è un affare: è un altro prodotto, e quasi sempre la parola «Tradizionale» non c'è, o è scritta in modo da sembrarci.

E il nostro consiglio, da chi lo fa

In acetaia non diciamo mai che l'IGP sia da buttare: in dispensa ci stanno bene tutte e due le bottiglie, ognuna al suo posto. Quello che ci dispiace è vedere qualcuno comprare un IGP credendo di portare a casa un Tradizionale, e poi restare deluso da un prodotto che non poteva dargli quello che si aspettava.

Se devi fare un regalo o assaggiare una volta la differenza vera, prendi il Tradizionale e usalo a gocce. Se ti serve la bottiglia di tutti i giorni per l'insalata, prendi un buon IGP e non spendere troppo. La cosa importante è sapere quale dei due hai in mano, ed è esattamente quello che si vede in dieci secondi guardando bottiglia, ingredienti ed etichetta.

In breve

  • Bottiglia da 100 ml, sempre la stessa: Tradizionale DOP.
  • Un solo ingrediente, mosto d'uva cotto: Tradizionale DOP.
  • Aceto di vino o caramello tra gli ingredienti: IGP o condimento.
  • Sigillo crema dodici anni, sigillo oro venticinque anni.
  • Tradizionale a crudo, IGP in cucina tutti i giorni.

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